
Da quando è stato costruito, il Nautilus batte bandiera tricolore, la mia amata bandiera Italiana; ma oggi purtroppo dovrà essere affiancata dal jolly roger, la famosa bandiera dei pirati. Si amici miei, tra un pò noi blogger ci trasformeremo automaticamente in pirati, volete sapere il perchè? Ve lo illustro subito.
Parte tutto dal DDL 733, cosiddetto “Disposizioni in materia di sicurezza pubblica”. Dando per assodato che noi blogger non andiamo in giro ad ammazzare la gente, di quale sicurezza pubblica si sta parlando? Di quella delle sfere del potere ovviamente, perchè nessuno del popolo è stato mai ferito da un blog.
Ci pensa il senatore D’Alia a far dormire sonni tranquilli ai potenti, è lui che si è assunto l’onere (e forse anche l’onore) di metterci il bavaglio, ma vi spiego come.
Pochi giorni fa, il signore in questione, ha proposto una modifica n.50 al decreto 733 che va a toccare, se già non lo facesse già, in pieno il nostro mare, quello dove noi blogger e navigatori sguazziamo così piacevolmente ogni giorno.
Vi copio i 5 semplici comma che compongono questa modifica:
1. Quando si procede per delitti di istigazione a delinquere o a disobbedire alle leggi, ovvero per delitti di apologia di reato, previsti dal codice penale o da altre disposizioni penali, e sussistono concreti elementi che consentano di ritenere che alcuno compia detta attività di apologia o di istigazione in via telematica sulla rete internet, il Ministro dell’interno, in seguito a comunicazione dell’autorità giudiziaria, può disporre con proprio decreto l’interruzione della attività indicata, ordinando ai fornitori di connettività alla rete internet di utilizzare gli appositi strumenti di filtraggio necessari a tal fine.
La chiave sta tutto nella parola “apologia“, vi faccio un esempio: “secondo me tizio è un imbecille”, sarebbe calunnia secondo la legge (verità inconfutabile secondo chi lo conosce magari); D’Alia in questo caso si vuole erigere a paladino della vittima di questo terribile reato e propone questa modifica per garantire il diritto di rettifica, cioè tizio deve far sapere che non è un imbecille (sempre che riesca a dimostrarlo). Ora, la calunnia è un esempio, vi potrei dire anche “bisognerebbe spaccargli la faccia” = istigazione all’aggressione, “il presidente della repubblica è un fesso” = vilipendio alle alte cariche dello stato etc…
In questo caso che succede? l’autorità giudiziaria, legge che tizio è un imbecille, chiama questo signore qui il quale attua una procedura in pieno stile Mussolini (Benito), ovvero contatta i provider e gli ISP (dubito che sappia cosa siano) e predispone la regola di bloccare l’utente e il sito che ha commesso il “reato”.
Ora, se bloccano il mio piccolo blog pazienza, dubito che qualcuno ne sentirebbe la mancanza, ma avete idea del danno per noi utenti se qualcuno dovesse dare del fesso a qualcuno su un video di youtube? Youtube in Italia, secondo la legge, dovrebbe essere bloccato. Non temete comunque, il vostro capitano non vi lascia mai soli, presto farò un video dove spiego come aggirare i blocchi operati in questo modo.
2. Il Ministro dell’interno si avvale, per gli accertamenti finalizzati all’adozione del decreto di cui al comma 1, della polizia postale e delle comunicazioni. Avverso il provvedimento di interruzione è ammesso ricorso all’autorità giudiziaria. Il provvedimento di cui al comma 1 è revocato in ogni momento quando vengano meno i presupposti indicati nel medesimo comma.
Potevano mancare le SS? Certo che no, la polizia postale deve fungere da squadrone nazista, piombare a casa del povero blogger e chiudergli tutti gli spiragli con il mondo della rete. Chiaramente se rimuovo il video il sito torna online, ma a quel punto cosa ci faccio con un blog sul quale non posso scrivere?
3. Entro 60 giorni dalla pubblicazione della presente legge il Ministro dello sviluppo economico, con proprio decreto, di concerto con il Ministro dell’interno e con quello della pubblica amministrazione e innovazione, individua e definisce, ai fini dell’attuazione del presente articolo, i requisiti tecnici degli strumenti di filtraggio di cui al comma 1, con le relative soluzioni tecnologiche.
In questo comma, questo signore qui, che dubito abbia mai aperto un pc o guardato un server, è incaricato di scegliere i mezzi più idonei per bloccare il malfattore; come al solito il governo italiano mette le persone sbagliate al posto sbagliato; ma non sarebbe più ideonea la polizia postale per questo compito, visto che si avvale di validissimi periti informatici?
4. I fornitori dei servizi di connettività alla rete internet, per l’effetto del decreto di cui al comma 1, devono provvedere ad eseguire l’attività di filtraggio imposta entro il termine di 24 ore. La violazione di tale obbligo comporta una sanzione amministrativa pecuniaria da euro 50.000 a euro 250.000, alla cui irrogazione provvede il Ministero dello sviluppo economico.
Da buon regime fasci-nazista, il governo obbliga i provider (fornitori di servizi internet) a bloccare tutto ciò che concerna il “criminale”, dal blog alla connessione internet entro 24 ore. Ma questo non basta, perchè la distruzione dell’individuo non sarebbe completa; ci mettono sopra il carico di una sanzione pecuniaria che va dai 50.000 ai 250.000 euro. Ora, 250.000 euro è il costo di un appartamento alle porte di Roma, come fa un adolescente a pagare tale cifra? Possono permettersela solo i ricchi, ma tanto pare che le leggi siano fatte espressamente per loro da questo governo.
5. Al quarto comma dell’articolo 266 del codice penale, il numero 1) è così sostituito: “col mezzo della stampa, in via telematica sulla rete internet, o con altro mezzo di propaganda”.».
Ovviamente questo ultimo comma è per non farsi sfuggire proprio niente, va addirittura a scomodare il codice penale.
Bene cari amici, è tutto; non ho idea di come andrà a finire, so solo che continueremo a lottare finchè non ci libereremo dagli invasori e sapete bene a chi mi riferisco, senza paura di apologia di reato.
Sempre libero,
Capitano Nemo