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Archive for Maggio 2009

Le mie 10 domande a Berlusconi

29 Maggio 2009 Nemo 4 commenti

Anni fa la CNN fece le sue 10 domande a Bin Laden ed io feci le mie. Oggi La Repubblica fa le sue 10 domande al premier sul caso Naomi (o Noemi?) Letizia ed io, per dovere di cronaca, gli faccio le mie.

1) Presidente, cosa le è costato andare con una minorenne? Perchè in Thailandia chiedono certe cifre!
2) E’ bionda naturale? Se vuole le spiego come controllare
3) Dicono che ha conosciuto Noemi tramite i suoi genitori. Visto che la ragazza ormai è presa, la madre è abbordabile?
4) La ragazza ha i suoi occhi, il suo naso, la sua bocca e la chiama papi; c’è qualcosa che non ci ha detto?
5) Lei ha detto che il ragazzo non è attendibile perchè ha un precedente per rapina, la zia non è attendibile perchè non conosce i fatti, i giornali non sono attendibili perchè sono di parte, la sinistra non è attendibile perchè vuole ribaltare il governo, i giudici non sono attendibili perchè sono militanti di sinistra; è cosciente che è rimasto solo il pagliaccio della McDonalds a cui domandare?
6) La collana che gli ha regalato è costata 6.000€, chiaramente sono soldi che vengono dai contribuenti, perciò non poteva mettere una foto di questa collana sul sito del consiglio dei ministri, così almeno vedevamo che bel regalo gli avevamo fatto a questa ragazza?
7) Lei ha detto che ha conosciuto il padre da Craxi, ma Bobo (Craxi, non Vieri) ha detto che non l’ha mai conosciuto; poi ha detto che lo ha conosciuto durante la scelta per una giunta ma si è scoperto che non è mai stato in politica; vuole che glie la invento io una cazzata credibile?
8) Tempo fa ha detto che non è mai stato a quella festa; ma allora quello nelle foto chi era? Il sosia che sta al bagaglino?
9) Dice che vuole ridurre il parlamento a 100 persone; perchè non mette tutte veline così diventa una cosa tipo Drive In?
10) Lei ha 73 anni, si circonda di tutte gnocche che non hanno più di 25 anni; andiamo a rimorchiare insieme un giorno?


American remake

25 Maggio 2009 Nemo Lascia un commento

Adoro il cinema americano, secondo me sono i primi al mondo nel settore cinematografico. Devo dire, però, che altri paesi si sono contraddistinti in generi differenti; per esempio noi italiani abbiamo senz’altro lasciato un segno importante nella commedia, Totò, Fabrizzi, Sordi, Mastroianni, sono solo alcuni dei nomi che brillano nel firmamento del cinema mondiale. Ultimamente ho scoperto che il giappone ha un suo genere in cui è il re incontrastato, si tratta del genere horror/thriller, faccio dei nomi per farvi capire, “Ringu” (The ring), “Jun On” (The grudge), “The Call”. E’ proprio quest’ultimo titolo che oggi ispira questo articolo. Ieri ho avuto modo di vedere un film americano chiamato “Chiamata senza risposta” che sarebbe il remake proprio di “The Call”. Il film in se non è stato male, anche se comunque lo stacco fra le due regie era veramente netto. L’originale “The Call” è stato fatto con un budget limitatissimo, ma il regista ha saputo sfruttare le inquadrature, le luci, i volti degli attori, tirando fuori un film veramente eccellente, che coinvolge lo spettatore fino alla fine. Come dicevo, la sua controparte americana non è stata male, ma alcune cose mi hanno fatto capire che il regista arrancava faticosamente per arrivare alla fine del film senza sfigurare troppo rispetto alla versione giapponese. Prima di tutto, effetti speciali a non finire; nell’originale è bastata una bambina con i capelli che le coprivano il viso e delle inquadrature fatte ad arte per catturare lo spettatore; nella versione americana, invece, è stato usato massicciamente (immagino con un grosso dispendio di denaro anche) il CGI per ricreare i fantasmi e gli eventi paranormali ma questo ha avuto un contro effetto. Prima di tutto non stupisce lo spettatore, perchè la tecnica usata è sempre la stessa e questo fa si che i personaggi si assomiglino un pò tutti, perciò ormai lo spettatore si è “assuefatto” e le fattezze dei mostri non lo spaventano più; questo è provato dalle grossissime difficoltà che incontrano gli artisti che creano i mostri per qualsiasi film, ricordiamo il tremendo flop di “Cloverfield”. Poi, diciamoci la verità, lo stacco fra un personaggio in CGI e un attore reale è ancora troppo netto e questo conferisce una distorsione nella sequenza che contribuisce a far perdere interesse nel film. Tutto quello che ho scritto fino ad ora sono semplicemente estestismi perchè il film risulta, tutto sommato, fatto bene. Ho notato però, purtroppo che, anche in questo film, ci sono le classiche “costanti da film americano” che purtroppo stiamo assimiliando anche noi. – La festa di liceali mezzi sbronzi. Dove trombano tutti contro tutti, una specie di Royal Rumble del sesso, dove sistematicamente c’è una persona che è triste e viene consolata in cucina dalla/dal padrona/pradrone di casa in solitudine. Qua addirittura è entrata alla festa una ragazza che era triste perchè era appena stata al funerale di una sua cara amica; non mi pare molto normale che dopo un funerale di un caro amico, una persona vada ad una festa di quel genere. – La scena di sesso. Devo dire, pensavo peggio. Generalmente infarciscono i film con scene di sesso molto esplicite, roba che non si nota la linea tra il thriller ed il porno. In questo film invece c’era giusto un accenno; quando la padrona di casa entra in una camera e ci sono due giovani che stanno “armeggiando”, niente di spinto però. – Il James Dean della situazione. C’è sempre il ragazzo bullo, spavaldo, che fa il duro e non crede mai alla storia del fantasma di turno, deridendola anche. Questa figura era bella all’inizio, ma persistendo in ogni film è diventata abbastanza fastidiosa, anche perchè si intuisce che morirà presto, ormai è un cliche. – La tresca fra i due protagonisti. Sinceramente è veramente una nota stonata; una persona che è appena scampata ad un fenomeno paranormale terribile, mai verificatosi nella storia, l’ultima cosa che fa è ammiccare al suo compagno come se non fosse successo niente. Questi sono solo alcuni esempi. La cosa che ha tenuto nei binari il film, secondo me, sono i numerosi richiami al film originale. Devo dire che sono stato abbastanza sfortunato perchè già avevo visto varie volte “The Call” perciò ho subìto il grande divario che c’è tra i due film. Il fatto di dover inserire, frequentemente, scene riprese dal film originale ha fatto si che il regista non “uscisse dal seminato” trasformandolo in un film ridicolo. Tuttavia, le scene riprese, non avevano enfasi, sembrava che chi le avesse scritte non avesse visto il film originale ma glie lo avessero semplicemente raccontato. In conclusione, è un buon film, non da comprare magari, ma da noleggiare sicuramente.


Artisti uniti a confronto

19 Maggio 2009 Nemo Lascia un commento

Ho comprato il singolo “Domani” cantato da vari artisti, fatto in beneficenza per l’Abruzzo e ne sono veramente felice, lo ricomprerei altre 1000 volte, voglio fare però con voi un ragionamento senza tirare in mezzo il fatto della beneficenza che è veramente lodevole. Sinceramente non sono riuscito ad ascoltarlo tutto perché a me, personalmente, non piace la musica italiana, anche se devo dire che in questo singolo ci sono voci degne di nota, Pausini, Giorgia, Renga, tutti ottimi artisti. Se non che sono andato a ripescare un altro pezzo fatto da vari artisti uniti per beneficienza. La canzone è “It’s only rock and roll but i like it” dei Rolling Stones rifatto da vari artisti. Questo è il video:

Questi sono gli artisti che hanno partecipato (dalla descrizione del video): Keith Richards, Kid Rock, Mary J. Blige, Kelly Jones (from Stereophonics), Jon Bon Jovi, Kelle Bryan, Jay Kay (from Jamiriquai), Ozzy Osbourne, Womack & Womack, Lionel Richie, Bonnie Raitt, Dolores O’Riordan (from The Cranberries), James Brown, The Spice Girls, Mick Jagger, Robin Williams, Jackson Browne, Iggy Pop, Chrissie Hynde, Skin (from Skunk Anansie), Annie Lennox, Mark Owen, Natalie Imbruglia, Hugh “Huey” Morgan (from Fun Lovin’ Criminals), Dina Carroll, Gavin Rossdale (from Bush), B.B. King, Joe Cocker, The Corrs, Steve Craddock and Simon Fowler (from Ocean Colour Scene), Ronan Keating, Ray Barretto, Herbie Hancock, Francis Rossi & Rick Parfitt (from Status Quo), S Club 7 and Eric Idle. Ora, non voglio fare la solita retorica tra musica italiana e straniera, però mi sembra ci sia una bella differenza. Avrei visto più di buon occhio un cd con una canzone per ogni artista, i fondi sarebbero stati di più e il cd sarebbe stato senz’altro di qualità maggiore. Ringrazio e mi complimento ancora con gli artisti del singolo “Domani”.

Personale analisi di Facebook

14 Maggio 2009 Nemo Lascia un commento

facebook.gifDico la verità; se anni orsono, Mark Zuckerberg fosse venuto da me e mi avesse illustrato il progetto Facebook gli avrei riso in faccia e gli avrei detto che esistono già tante community del genere. Evidentemente non ho molto naso per gli affari, però visto che utilizzo facebook già dalla sua nascita, quando di italiani registrati eravamo veramente pochi, vorrei fare una riflessione e vedere, al di là del successo che ha avuto, cosa è veramente facebook.

USABILITA’

Perchè ha avuto tanto successo facebook? Devo dire che quando ho trovato alcune persone su facebook sono rimasto stupito in quanto pensavo fossero persone che non avrebbero mai comprato un computer in vita loro, invece il computer lo hanno e l’account su facebook anche, come mai?

Sul fatto del computer mi sbagliavo ma di una cosa ne sono certo al 100%, di certo non sono venuti a conoscenza di Facebook tramite blog o siti di news specializzati sull’argomento; la propaganda di facebook è avvenuta esattamente come è stato per msn. All’epoca, msn si fece breccia tra i pochi concorrenti per il fatto di essere un messenger graficamente carino e anche per il fatto, non trascurabile, che aveva il suo fratellino minore (Windows messenger) preinstallato sul sistema operativo di casa Microsoft; da lì si è innescata una tremenda spirale di passa parola e così, al suono di “ce l’hai msn?”, sempre più persone hanno installato il messenger Microsoft facendolo diventare il più popolare ed il più usato al mondo.

Per Facebook è stata la stessa cosa, ma perchè non è stato uno dei suoi predecessori a spiccare il volo?

Le solite community di ragazzini non avrebbero mai potuto emergere perchè sono troppo confusionarie, è una sorta di ammucchiata “tutti contro tutti”, una volta iscritti a quei servizi si viene catapultati nel mondo della community e si è costretti a sorbirsi le gesta ed i pensieri di tutti i migliaia di membri di quella community, ma non solo, tramite i sistemi di ricerca si è rintracciabili da chiunque, perciò chiunque potenzialmente può importunarci. Ora, a me non mi caga nessuno ed ok, ma immaginate una bella ragazza, sarebbe bombardata tutti i giorni, 24 ore su 24 da messaggi, messaggini, richieste, squilli, trilli, lampeggi e chi più ne ha più ne metta.

Il “boss finale” per Facebook è stato senz’alto MySpace; il social network di Rupert Murdoch ha senz’altro dominato in questi anni, sopratutto oltre oceano; d’altronde tutte le altre community hanno preso spunto proprio da esso in fase di creazione, ma allora qual’era la forza di MySpace? Personalmente penso che l’unica forza di MySpace erano l’aspetto un pò più professionale e sopratutto il fatto che parecchie celebrità avevano il profilo li sopra ed accettavano tranquillamente le richieste di amicizia. MySpace era buono ma secondo me si è seduto sugli allori ed ha commesso dei grossi errori che gli sono costati il trono.

1) Grafica orrenda: MySpace offre una varietà infinita di modifiche perchè è possibile inserire codice HTML negli spazi dedicati ai dati del profilo. Dobbiamo considerare però che non tutti sono dei webmaster, perciò ci troviamo a visualizzare delle pagine piene di gif animate (sopratutto quelle sbrilluccicanti, una vera faticaccia per il nostro processore), player multimediali, una miriade di elementi in flash, sfondi pesantissimi; insomma ci sono delle pagine personalizzate che richiedono parecchio sforzo da parte del nostro computer e poi risultano inguardabili (girate casualmente su 10 profili di MySpace e guardate quante volte trovate che il colore del testo è uguale a quello dello sfondo, rimarrete sopresi!).

2) Web 1.0: Per quanto non sia molto chiaro il confine tra web 1.0 e 2.0, in questo caso parlerò di web 2.0 come specifiche per far si che il sito risulti navigabile ed utilizzabile senza troppi cambi di pagina, risultando così più veloce e più snello. La tecnologia e gli standard cambiano in modo velocissimo ma MySpace non sembra essersi adeguato. La pagina di edit del profilo è complessa, presenta una grafica ed una tecnologia obsoleta, le voci sono troppe e l’utente non esperto rischia di perdersi e/o di modificare la voce sbagliata. Spesso fare una modifica comporta tornare nella pagina di modifica, cercare il modulo desiderato e modificarlo. Personalmente trovo addirittura migliore l’applicazione MySpace per iPhone, per quanto spartana, che la sezione ufficiale di modifica del sito.

3) La ricerca di utenti: Come spiegavo prima, la gnoccona 22enne californiana con due bocce così, iscrivendosi a MySpace, è continuamente bersagliata da richieste di amicizia, messaggi, commenti alle foto etc… E’ possibile chiudere la ricerca ma poi sarebbe un problema per i nostri veri amici.

Fin qui più che un analisi di Facebook sembra una critica a MySpace, ma ho dovuto piantare questi perni per parlarvi del successo di Facebook.

Qui entra in gioco il team di Facebook, perchè non usare i punti deboli di MySpace come punti d’appoggio per darsi la spinta e superarlo? E così:

1) Grafica gradevole: La scelta della grafica minimalista è stata veramente ottima, il profilo risulta ben organizzato ed impaginato, l’utente non ha possibilità di storpiare la pagina con contenuti assurdi o con codice scritto in maniera errata che rende impossibile la consultazione del profilo, tuttavia però è possibile personalizzare l’estetica ed i contenuti del profilo in modo molto elastico.

2) Web 2.0: Quasi tutte le operazioni desiderate si fanno con un click. Si vogliono modificare le info? non c’è bisogno di andare nella maschera di modifica, essa si aprirà semplicemente cliccando sul tasto edit in visualizzazione del nostro profilo. Si vuole spostare un box da una parte all’altra? Non c’è bisogno di andare nella pagina di edit e spostare i box in maniera assurda tramite spunte e bottoni, basta prendere un box e trascinarlo da una parte all’altra. Più il sito è semplice più l’utente è felice.

3) La ricerca utenti: In alcuni utenti la voglia di privacy è forte; in Facebook è si possibile cercare gli utenti per dati personali, ad esempio città o età, però non è possibile visualizzare il suo profilo se non si è nella sua lista amici (a meno che non venga espressamente impostato in quel modo), perciò la gnoccona californiana 22enne può dormire sonni tranquilli. Tutto insomma è pensato per far si che la nostra cerchia di amici sia ristretta a quelli che sono veramente i nostri amici.

METTIAMOCI IL CARICO

Questi erano i punti d’appoggio, ma dove sta la spinta? Non si sa perchè, per quale strana legge della natura umana, ma una persona è più portata ad aprirsi in internet davanti a persone sconosciute piuttosto che davanti al proprio migliore amico magari; a questo si unisce un altra grossa particolarità del carattere umano, la voglia di farsi gli affari del prossimo. Eccolo il vero motivo del successo di Facebook; su Facebook le persone mettono foto, profilo, informazioni etc… e c’è la possibilità di esplorare la vita di una persona in pochi click, una specie di grande fratello on demand con i nostri amici invece che con sconosciuti concorrenti. Per non parlare degli aggiornamenti di stato, delle info, dei quiz intrapresi, della amicizie accettate etc…, una vera manna per i pettegoli.

OCCHIO AI PEZZI

Facebook è senz’altro lanciato verso il successo ma tutta questa velocità sta provocando un pò di perdite di pezzi per strada. Noto sempre più frequentemente problemi nel sito, sopratutto nella chat, ma anche visibili rallentamenti nel caricamento delle pagine. Da tecnico posso capire che i sistemi siano super stressati di richieste al minuto, ma questo rischia di far perdere interesse da parte degli utenti. La parte tecnica andrebbe curata ulteriormente e tenuta sotto costante manutenzione, noto un certo abbandono in questo senso.

CONCLUSIONI

Personalmente penso che Facebook sia un pò il giocattolo del momento. Tralasciando il discorso che alcune persone lo usano anche come strumento di lavoro (vedi le pagine dei personaggi pubblici), per mantenere i contatti di lavoro o semplicemente come scopo pubblicitario, la maggior parte degli utenti lo usa per la curiosità di vedere se sono presenti i propri parenti o dei vecchi amici che non vede più da tantissimi anni; ma una volta che gli amici sono stati tutti ritrovati che succede? Facebook ha registrato una forte discesa dell’utilizzo da parte degli utenti, proprio perchè una volta esaurita la curiosità di controllare che il nostro compagno di banco sia ancora vivo, l’interesse in questo portale di social networking scema.

Insomma i vecchi compagni di scuola si aggiungono come amici, chattano un pò, organizzano una o due cene ma poi tutto torna come prima, ritornano ad essere due quasi sconosciuti.

Personalmente Facebook mi ha rotto le scatole già da tempo, prevedo un grosso crollo per questo servizio ed intanto aspetto il suo successore.

L’informazione

9 Maggio 2009 Nemo Lascia un commento

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Sembrerò retorico ma vorrei tornare su questo punto. Oggi un collega mi ha passato il link ad un sito veramente interessante, http://www.italiadallestero.info, praticamente si tratta di un sito che raccoglie le notizie dei quotidiani o dei siti di informazioni esteri, tradotte dagli utenti (ovviamente con il link all’articolo originale). E’ strano vedere come tante notizie sui nostri giornali non appaiano proprio.

Oggi mi sono imbattuto in Paolo Barnard, è un giornalista, ormai indipendente, che ha lavorato per molte riviste e anche per la RAI e per le testate più grandi. Penso sia conosciuto soprattutto per essersi schierato contro Travaglio, Grillo e la Gabanelli; soprattutto contro Travaglio, perché? Lui è un giornalista specializzato in politica estera e si occupa da tantissimi anni del conflitto Israelo-Palestinese, ha fatto parecchi video interessanti dove spiega l’origine del conflitto, cosa che a noi, i convenzionali organi di informazione, non hanno mai spiegato. Dalle sue cronache si può notare che, all’inizio di tutto, furono gli ebrei che si insediarono nel territorio palestinese diventando poi, con l’aiuto di alcuni governi occidentali, invasori e carnefici degli arabi palestinesi. Ora, non entro nel merito di tutta la storia perché sono profondamente ignorante in materia, però questo vi fa capire che Barnard è profondamente filo-palestinese mentre Travaglio si è professato filo-israeliano; da questo deriva principalmente l’odio di Barnard verso Travaglio.

Personalmente delle loro scaramucce non me ne frega niente, però ho notato una cosa, tanta gente si è schierata con Travaglio e tanta gente si è schierata con Barnard, secondo me questi schieramenti sono profondamente insensati e nocivi. Prima di tutto, le idee dei due giornalisti non entrano mai in conflitto, Travaglio si occupa di giustizia, Barnard di politica estera, sono entrambi ottimi giornalisti e vanno seguiti, ognuno per la sua specializzazione, perciò ne va da se che non ha assolutamente senso schierarsi da nessuna parte. Seconda cosa, quando si creano gli schieramenti si creano gli scontri e questo non fa mai bene alla società; qui entra in gioco un discorso sensazionale che fa Barnard.

Il problema non è tanto la politica, la casta, le mafie, il problema è chi li ha generati: Noi.

Prendersela con i politici, i mafiosi etc… è giusto (Travaglio) ma bisogna contemporaneamente estirpare il problema alla radice (Barnard).

Gli italiani vanno educati e sensibilizzati; non si può pretendere giustizia dal capo dello stato quando una buona fetta di abitanti del paese evade le tasse ed infrange sistematicamente le regole.

Il cambiamento deve partire per prima cosa da noi stessi.