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Il mondo dell’IT


Scartabellavo un po’ il sito della Apple, guardavo le storie delle aziende che hanno adottato Mac nella loro gestione. Mi è rivenuto in mente il discorso dei best workplace, cioè quel premio che assegnano ogni anno all’azienda il cui posto di lavoro è più confortevole; da qui mi è scaturito un ragionamento, cioè di quanto potrebbe essere tranquillo e rilassante il lavoro dell’informatico in Italia e di quanto invece è caotico e stressante.

Chi lavora come informatico già sa come funziona, per chi non fa questo lavoro glie lo spiego in poche righe.
Le case che producono software in Italia si contano sulle dita di una mano, la maggior parte del profitto per le società di informatica, nel nostro paese, viene dai servizi. Offrire servizi vuol dire mettere in piedi asset e strutture per i clienti in modo che possano informatizzare le loro procedure interne o fornire poi servizi ad altri clienti; per la precisione la “casellina” più ambita dalle aziende è il presidio, ovvero parcheggiare un proprio dipendente presso il cliente per anni e anni; questo comporta entrate fisse anche se il dipendente “vittima” di questa procedura rimane un ameba che per anni lavorerà su un prodotto; dovrà pregare Dio di non dover cambiare posto di lavoro o che, se lo farà, la nuova azienda abbia dei lavori sul prodotto su cui ha dormito per tanto tempo. Ma siamo in periodo di crisi (e non parlo solo degli ultimi due anni) e tutti i lavori sono buoni, perciò vediamo un po’ come viene svolto questo lavoro e come potrebbe essere svolto.

CASE: Mario Rossi lavora per la Pizza&Fichi Srl., tra i loro clienti c’è playboy che vuole mettere in piedi un sistema che censisca le conigliette, che gestisca un calendario condiviso per le apparizioni di quest’ultime e che mandi una mail alle dirette interessate per avvisarle di quando avranno lo shooting fotografico. Dopodiché dovrà sviluppare un software che consenta alle conigliette di segnare i giorni che hanno posato, il numero di scatti ed il cliente finale, così da poter essere retribuite in maniera consona.

Nel mondo ideale
Il sysadmin del ced di Playboy imposta un account di VPN per far in modo che il signor Rossi abbia accesso sicuro alla loro rete locale da qualsiasi punto.
Per prima cosa il signor Rossi installa il software necessario, dopodiché configura il tutto per far si che il software di base funzioni a dovere. Dopodiché prende il suo portatile, rigorosamente Mac :p e comincia a sviluppare il software comodamente seduto in casa sua, oppure magari sdraiato su una brandina in giardino/balcone visto che fa abbastanza caldo, oppure nel suo locale preferito mentre sorseggia una bibita fresca, oppure in un parco al fresco e all’aria pura. Questo gli consentirebbe di gestire l’orario di lavoro come meglio crede; se ha un impegno di pomeriggio può impiegare il pomeriggio nel suo impegno e riprendere a lavorare la sera, oppure andarsene al mare venerdì che non c’è casino e lavorare sabato e/o domenica. Quali sono i vantaggi per il signor Rossi? Avrebbe al 100% la possibilità di gestire il tempo come meglio crede, pranzerebbe decentemente a casa invece che nel primo bar a portata di mano, risparmierebbe litri e litri di benzina per andare tutti i giorni dal cliente. In questa situazione, possiamo stare sicuri che il signor Rossi, in breve tempo, riuscirebbe a sviluppare un software eccellente e performante, frutto di un lavoro rilassato e tranquillo che non dia luogo al detto “la gatta frettolosa fece i figli ciechi”. Calcoliamo poi che la maggior parte di noi, finito l’orario di lavoro torna a casa (2 ore sprecate circa tra andata e ritorno, in media in Italia) e parcheggia il computer da una parte fino al giorno dopo, perché lavorare dal cliente, psicologicamente, stanca estremamente di più; mentre invece, stando a casa, magari si può lavorare un po’ anche nell’oretta che passa tra la fine della cena all’inizio del nostro film preferito.

Nel mondo reale
Come potete immaginare la situazione è estremamente diversa se non addirittura opposta.
Il sysadmin del ced di Playboy non concede la VPN neanche sotto minaccia di una lama arrugginita. Il signor Rossi è costretto a fare casa->CED->casa per 68 giorni; facciamo una media di 20km (mi sono tenuto stretto, io ne faccio non meno di 30 ogni giorno). 68 x 20 = 1360km per tutta la commessa. Prendiamo ad esempio una macchina che fa 20km al litro, nei 68 giorni il signor Rossi consuma 68 litri di benzina; prendiamo un prezzo medio della benzina al litro, 1,3€ al litro, vuol dire che il signor Rossi spenderà 88 € circa di benzina per tutta la commessa.
Ad un certo punto dovrà anche mangiare, prendiamo un pranzo base ad un bar, circa 6€, il signor Rossi spenderebbe all’incirca 408€ per tutta la durata del lavoro.
Cosa succede finito l’orario di lavoro? Mezz’ora ad andare + lavoro + mezz’ora a tornare, il signor Rossi torna a casa abbastanza distrutto.
E’ distrutto non tanto per il lavoro, quanto per il fatto che, stare 8 ore (quando va bene, in media per il lavoro IT sono 10) dal cliente, vuol dire non poter avere libertà che si hanno a casa; cambiare posto dove lavorare, andarsi a preparare una bibita fresca, distrarsi un attimo con un po’ di tv o leggendo un giornale, passeggiare per casa, affacciarsi alla finestra per prendere un po’ d’aria fresca, sdraiarsi un attimo per riposare la schiena etc…, questo fa si che il lavoro risulti stressante circa 10 volte di più di come lo sarebbe a casa.

Per mio parere, lavorare da casa (non è fantascienza, in casi molto rari viene fatto e si chiama telelavoro) andrebbe a sanare tanti problemi che la società sta riscontrando:
– Malattie dovute allo stress
– Traffico ormai incontrollato
– Mancanza di tempo libero che costringe le persone a parcheggiare i figli davanti al televisore creando generazioni di decerebrati

E’ vera anche un altra cosa, parecchie persone non possono lavorare a casa perché hanno delle situazioni particolari che non lo permettono; allora per loro come si può fare? Basta adeguare il posto di lavoro.
Prima di tutto i clienti dovrebbero adeguarsi e fornire un accesso VPN di base a tutti i loro fornitori, in questo modo i tecnici possono lavorare dall’ufficio della loro società.
In questo modo il signor Rossi potrebbe sempre lavorare nell’ufficio della Pizza&Fichi Srl, in questo caso torna ad avere senso il fatto di cercarsi un appartamento vicino il posto di lavoro.
A quel punto il signor Dick Head, direttore generale della Pizza&Fichi Srl potrebbe strutturare l’ufficio per renderlo confortevole ai propri dipendenti.

Prendere uno spazio molto ampio, magari diviso in più piani o magari anche con una struttura esterna tipo giardino o terrazza. Dopodiché doterebbe l’ufficio di una connessione wifi protetta con chiave WPA in modo che i dipendenti possano stare dove più gli aggrada. Magari dotare l’ufficio di qualche comfort, non necessariamente strutture di miliardi, basta una macchinetta del caffè, una macchinetta per le spremute o per le bibite fresche, insomma una roba da minibar, se la può cavare con 30€ alla Metro.
In questo modo sono certo, dati alla mano, che la produttività schizzerebbe alle stelle.

Ma perché non viene fatto se è così semplice? Nei libri di informatica dicono che l’era del programmatore nel sottoscala è finita, in gran parte hanno torto. In Italia c’è ancora una mentalità arretrata che associa il tecnico IT al muratore. Ovviamente il muratore deve stare in loco per fare il lavoro, non può costruire un muro a casa e poi portarlo dal cliente, ma il tecnico IT non avrebbe problemi a lavorare da casa grazie proprio agli strumenti telematici, che sono tali proprio perché permettono di lavorare a distanza. Tutto questo va sommato alla mentalità del padrone che spesso risiede nei responsabili IT presso i clienti, cioè la maggior parte dei clienti vuole vedere il tecnico in loco, magari quel tecnico passa la giornata su facebook ma a loro importa vederlo li da loro.
Date un occhiata ai primi 100 luoghi dove si lavora meglio.

Questo è quello che ho constatato io nella mia brevissima carriera di informatico. Se anche voi avete storie o idee simili riguardo al vostro lavoro mandatemele per email, le pubblicherò.


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