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Lo strano caso di Michael Jackson

6 Agosto 2009 Nemo Lascia un commento

Erano le 9:30 ieri, precisamente il 27 giugno, mi siedo davanti al computer intenzionato a scrivere un articolo sensazionale; poggio la tazza di caffellatte sulla scrivania ed apro blogo per cominciare a scrivere qualcosa. I minuti passano ma la finestra rimane sempre bianca, allora decido di partire per gradi, devo prima scegliere l’argomento, così decido di sfruttare il tema del momento: la morte di Michael Jackson.
Volevo esimermi dallo scrivere il solito post di commiato, volevo anche evitare di fare il solito post da sfigati con battute che chiamano “humor nero” ma sono semplicemente stronzate da falliti-asociali.
Così realizzo che la cosa da fare è una sola, partire ed andare nel luogo dove ha passato la maggior parte della sua vita: Neverland.
Mi connetto subito ad expedia, guardo il primo volo per los angeles; sono fortunato, ce n’è uno questa mattina, prenoto volo + auto perchè la strada da fare sarà tanta e Neverland è collegato molto male con i mezzi; così aspetto il giorno seguente, intanto preparo lo zaino; Mac, Canon EOS 450D ed iPhone, devo essere sicuro di poter postare velocemente in qualsiasi punto mi trovi nel caso venga a conoscenza di qualcosa di interessante.
Di prima mattina parto, le 12 ore di volo passano molto lentamente, fortunatamente ho fatto scorta di film; arrivo a Los Angeles ed è più o meno l’ora in cui sono partito, magia del fuso orario.
Arrivo all’aeroporto ed esattamente davanti c’è un centro Hertz dove è già pronta la mia macchina, in quanto ad organizzazione gli americani non si battono.
Prendo la macchina e percorro la CA-154, non è difficile muoversi negli states, le strade sono numerate come da noi; la strada mi offre un ottimo scorcio sulla costa californiana prima di rientrare leggermente verso l’interno dello stato, ormai si è fatta ora di pranzo ed arrivo a Los Olivos, decido di fermarmi per pranzo. Vi devo dire la verità, se mi avessero addormentato a Roma e svegliato in macchina a Los Olivos, sarei stato convinto che fosse un quartiere in zona Nomentano a Roma, la conformazione è molto europea e questo mi fa sentire abbastanza a casa.
Mangio qualcosa e decido di avviarmi subito al ranch, meglio non perdere tempo anche perché tra poche ore ho il volo.
Riprendo la macchina e mi dirigo verso il ranch, sia lodato chi ha avuto l’idea di mettere i navigatori di serie sulle macchine a noleggio, anche se in questo caso forse neanche sarebbe servito, la strada da prendere è una sola, la Figueroa Mountain Road; arrivo vicino al ranch e sono costretto a parcheggiare un pò distante, davanti ai cancelli stazionano una decina di furgoni delle emittenti televisive ed un paio di pattuglie della polizia.
La vedo brutta, provo ad avvicinarmi ad un poliziotto, gli chiedo se è prevista l’entrata per il pubblico in qualche modo, mi fa capire che non è possibile, vedo che alcuni giornalisti sono dentro ma ormai è tardi per spacciarmi per uno di loro.
Osservo il ranch da fuori, provo a vedere se è possibile entrare da un altro punto; giro un pò con la macchina, arrivo in un punto elevato che mi permette di vedere la situazione dall’alto e vedo che all’interno sono presenti pattuglie dello sceriffo che controllano la zona, decido di non rischiare, nel caso mi fermino sarei passibile di violazione di proprietà privata e diventerebbe molto più problematico per il fatto di essere uno straniero.
Capisco che entrare è impossibile, dovrò accontentarmi di scrivere l’articolo “da fuori”. Percorro un pò di metri e trovo un piccolo paesino, decido di fermarmi a bere qualcosa prima di tornare in aeroporto. Entro in un locale che è un incrocio tra una tavola calda ed un pub, mi siedo al bancone ed ordino da bere una bella birra fresca, mi aiuterà a rinfrescarmi e, spero, mi concilierà qualche articolo.
Non rimango solo per molto, dopo qualche minuto una voce mi parla dalla mia sinistra; <<forestiero?>>, mi giro, è lo sceriffo di questo piccolo paesino, un uomo di mezza età con la classica divisa che è possibile vedere anche nelle serie tv, come da cortesia rispondo, <<si, vengo dall’Italia, volevo scrivere un articolo sulla morte di Michael Jackson ma credo che rimarrò a penna asciutta>>.
Lo sceriffo ride, non so cosa ci sia di comico, così glie lo chiedo, <<le sembra un articolo sciocco?>>, la risposta mi spiazza abbastanza <<beh si>>, <<e come mai?>> chiedo incuriosito.
Lo sceriffo comincia a sorseggiare il suo whisky, <<morto? tu hai visto il cadavere?>>, a questo punto sono totalmente confuso; <<beh l’ho visto alla tv>>, <<alla tv>> dice <<quante volte hai visto Saddam Hussein morto in tv?>>, effettivamente Saddam Hussein vantava un enorme numero di sosia che prendevano il suo posto nei momenti critici.
<<non capisco dove vuole arrivare>> gli chiedo, <<Jackson non è morto>> mi risponde <<è semplicemente tornato a casa>>; <<cioè, lei mi vuol dire che in realtà è stato rianimato ed è tornato a casa? e per che fare? un apparizione a sorpresa? sarebbe una follia visto che già hanno fatto lo show per il memorial>>. A quel punto lo sceriffo si alza e si avvicina sedendosi proprio accanto a me; <<Jackson non è di questo pianeta, ragazzo>>, ho capito, è totalmente pazzo, ma neanche qui la polizia fa i test psicologici prima di dare la divisa ad una persona?
Lo sceriffo deve aver letto la palese espressione di sbigottimento sulla mia faccia così comincia ad argomentare la cosa: <<prima di tutto il cambio di colore…>> <<beh è per via della vitiligine>> mi affretto a precisare; <<vitiligine? totale?>> <<beh, le parti rimaste nere sono state sbiancate da un dermatologo>>, <<si e come? con la carta vetrata come fanno i carrozzieri?>> ribatte lo sceriffo, <<beh ci sarà un modo penso>>, <<nessun modo ragazzo, il cambio di colore è normale in quelli della sua razza>>.
E’ chiaramente pazzo ma è divertente, effettivamente non ho le conoscenze mediche per spiegargli come si sbianca la pelle di una persona di colore così passo oltre e comincio ad incalzarlo con alcune domande.
<<perciò lei mi dirà che anche il naso è per via della razza>> <<e per cosa sarebbe secondo te?>> mi risponde quasi stupito, <<perché ha subito 13 interventi>>, lo sceriffo ride di gusto <<13 interventi ad un pezzo di cartilagine lungo un paio di centimetri?? Con 13 interventi rimetti a nuovo una settantenne>>, purtroppo sul campo medico sono molto ignorante perciò non posso ribattere con precisione. Penso a qualcosa dove posso fargli capire che è follia quello che dice quando è lui che prende la parola; <<hai mai visto come si muove?>>, <<si era forse il miglior ballerino al mondo, è normale che era sciolto>>, <<normale?>> mi dice <<hai visto il moonwalk?>> li entro con sicurezza nella discussione <<vabbe ma la tecnica la sanno anche i bambini, si tratta di puntare il piede a terra e spingere indietro e poi ripetere la stessa cosa con l’altro piede, ci riesco anche io!>>, lo sceriffo sorseggia il suo whisky e risponde <<si, forse per te il modo è questo, ma guarda bene come fa lui, cammina normalmente in avanti ma va indietro>>.
La conversazione sta prendendo una piega assurda, è anche difficile rispondere a queste follie, sono in pieno marasma quando lo sceriffo mi chiede <<com’è vestito?>>, <<beh con vestiti sgargianti>>, si avvicina e quasi sussurrando mi dice <<pensaci bene, che tipo di vestiti sono>>; faccio un pò mente locale e rispondo <<sembrano divise militari>>; annuisce con la testa <<esattamente, generale di primo grado per la precisione; il grado lo si capisce dalla fascia sul braccio>>.
A questo punto sono totalmente allibito, <<cioè lei mi vuol far credere che Michael Jackson era un generale militare di qualche esercito in qualche galassia?>>.
A quel punto lo sceriffo si gira verso il bancone, assume un tono pacato e mi spiega <<la musica è il motore che muove il mondo; tutto il mondo va a ritmo, il tuo cuore, l’alternarsi del giorno e della notte, l’alternarsi delle stagione, il camminare, i cicli vitali, tutte cose scandite da tempi ben precisi. Spesso ci dimentichiamo di questo, anzi a volte non lo sappiamo proprio, che vuoi, siamo una razza primitiva; così la loro specie manda degli esponenti di spicco della loro popolazione per portarci sulla retta via. Jackson, Hendrix, Elvis, Brown, etc… tutte persone che hanno rappresentato delle pietre miliari nella storia della musica, sono serviti per non farci andare fuori rotta, dei fari nell’oceano della musica che hanno lo scopo di non farci andare alla deriva per arrivare in un punto che nessuno sa bene qual’è. Jackson è stato l’ultimo farò, ne arriverà un altro, o forse già è arrivato, questo non lo so>>.
Mi fermo a riflettere a queste parole che in realtà non sono così assurde, lo sceriffo lascia 5$ sul bancone, si alza, indossa il suo cappello e si avvia alla porta, <<stammi bene>> mi dice, accenna un sorriso ed esce.
Rimango a riflettere, la cameriera arriva a prendere il mio bicchiere ormai vuoto, mi guarda e mi dice <<ti ha raccontato di Jackson vero?>>, mi giro incredulo verso di lei, <<a volte è meglio che la gente non sappia>> mi dice prima di rientrare in cucina.
Mi accorgo che è tardi, pago la birra, salgo in macchina e mi dirigo all’aeroporto.
Così ora mi trovo su questo aereo diretto a Roma e scrivo questo articolo così come mi viene. Non so che pensare, i dubbi nella mia testa sono tanti e penso che rimarranno li, per sempre.

Ovviamente è solo una storia, non mi sono mai mosso da Roma e non ho mai incontrato sceriffi con verità sconcertanti :) ……… o forse no.


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